La mostra

Il catalogo della mostra di Nomos Edizioni, può essere acquistato a questo link.

Il 15 Aprile del 1874 inaugura la prima mostra impressionista nello studio del fotografo Nadar, in Boulevard des Capucines 35 a Parigi. Vi partecipano trenta artisti, presentandosi con una carica innovativa senza precedenti, sia per quanto riguarda gli aspetti pittorici, sia per il progetto espositivo, studiato per dare risalto alle singole opere. “Una mostra – come scrive John Rewald - che rappresenta un deciso gesto di sfida e di rottura con le consuetudini espositive, con i maestri o pseudo-maestri del giorno, con le convenzioni iconografiche e pittoriche, con l’ufficialità, portando sulla scena artistica parigina idee nuove e una pittura rivoluzionaria, erede legittima di decenni di sperimentazioni, argomentazioni, riflessioni sul ruolo dell’arte nella società e sulla sua indipendenza di linguaggio e di visione”.

A quella prima mostra ne seguono altre sette nel decennio 1876-1886, in cui cambiano o si aggiungono diversi autori, tutti tra i principali esponenti dell'Impressionismo.

Paul Cézanne, Le citerne dans le parc de Château Noir, 1900-1904

Da queste premesse nasce la mostra Impressionisti. Alle origini della modernità: un percorso di scoperta delle trasformazioni della cultura visiva europea nella seconda metà del XIX Secolo che racconta, attraverso le oltre 180 opere esposte, dipinti, sculture, disegni, incisioni e arti decorative, la storia degli artisti che hanno vissuto e partecipato alle storiche mostre impressioniste, mettendo in luce tutte le complessità della loro ricerca artistica.

La mostra presenta, come scrive Emma Zanella, “la definitiva uscita dell’arte dal regno del mito e la sua compromissione con la vita moderna, terreno in cui cercare la nuova bellezza”. “Spezzata la dimensione classica dello spazio pittorico gli impressionisti conducevano solo apparentemente l’immagine verso una sua semplificazione, in realtà le infondevano una profondità, una ricchezza, una vita segreta come mai era stato prima. Quel posarsi della luce mai uniforme, quel brusio che attraversa le cose e le avvolge, quel vento che respira all’unisono con i colori usati senza timori, con i verdi, gli azzurri, i rossi, i gialli, i bianchi, tutte queste sono cose che la pittura non conosceva, fino a allora”.

Nel percorso espositivo Realismo, Impressionismo, Post-Impressionismo, si intrecciano in un racconto che dialoga con fotografia, arti applicate, moda e letteratura.

La mostra si divide in cinque sezioni scandite dai versi e dalla prosa di alcuni grandi poeti e scrittori che hanno il compito di superare i confini resistenti dei generi, creando echi di relazioni, ricordi, pensieri.

Paul Gauguin, Idole à la coquille, 1893

La prima sezione, Correspondances, prende il titolo dalla celebre poesia di Baudelaire (1873). Così come nella poesia l'autore affida al Poeta capacità di capire il linguaggio dei fiori e delle cose mute, allo stesso modo gli artisti di questa sezione trattano la natura con sentimenti nuovi e sorprendenti, cogliendone con facilità la grazia e il classicismo ma anche la grandezza e la monumentalità.

La sezione Le ventre de Paris, titolo ripreso dal romanzo di Emile Zola (1873), è l'humus da cui si svilupperà la modernità; questa sezione del percorso espositivo evidenzia la doppia anima di quel periodo, che si distribuisce tra la vita rurale e la vita di città.

Federico Zandomeneghi, La fête (Il mazzo di fiori), 1894

Nella sezione La Comédie humaine, invece, il riferimento letterario è Honoré de Balzac (1841). Come Balzac cercava di dare forma, nella sua Comédie, a una sorta di affresco delle “Specie sociali” dell’uomo e della vita, con l'ambizione di racchiudere tutta la propria epoca, così questa sezione della mostra intende riunire i protagonisti, artisti, scrittori, compositori, critici, che animavano con la loro assidua presenza e il loro stesso operato la vita culturale di Parigi, determinando la nascita dell’Impressionismo.

Segue la sezione Le peintre de la vie moderne, in cui il riferimento letterario è ancora Baudelaire (1863) nella versione di critico d'arte. Qui gli artisti in mostra descrivono e incarnano con la loro opera il concetto di modernità. All'interno della sezione sono esposti anche oggetti emblematici della nuova scintillante e contraddittoria epoca come le ceramiche di Braquemont, i sublimi vetri di Emile Gallé e alcuni preziosi abiti provenienti da collezioni italiane e francesi.

Pierre Auguste Renoir, La Saône se jetant dans les bras du Rhône, 1913

La mostra si chiude con la sezione À rebours, titolo del romanzo di Huysmans (XXX) che rappresenta appieno la Parigi di fin de siècle, quell'onda di disillusione verso la luccicante vita borghese parigina. In questa sezione grandi artisti come Cézanne, Degas, Gauguin e Touluse-Lautrec, che incarnano il delicato e inarrestabile passaggio di estetiche e poetiche, traghetteranno le arti verso il Post Impressionismo e il Simbolismo, spianando la strada alle Avanguardie.

Édouard Manet, Guerre civile, 1871